Anderlecht raggiunse il tizio in un baleno. Colmò la distanza che lo separava da lui con quattro falcate e gli saltò addosso.
L’altro non oppose neanche resistenza. Alzò le braccia e chiuse gli occhi aspettando lo schianto.
Ruzzolarono assieme sull’erba. Anderlecht lo bloccò, lo mise a pancia in giù e gli immobilizzò le braccia. La borsa grigia del tizio rotolò via.
«Piano, piano, mi stai facendo male!» gridò il malcapitato sempre più forte.
Corsi verso di loro e recuperai la borsa. Ci trovai una macchina fotografica digitale, un modello abbastanza costoso.

«Era tua la scheda, immagino» dissi.
«Chi sei?» chiese Anderlecht.
«Se ti togli di dosso magari ti rispondo» strepitò il catturato.
Era un uomo di bassa statura, sulla trentina, ma aveva già alcune ciocche di capelli grigi all’altezza delle tempie. Aveva il naso adunco e gli occhi piccoli e scuri.
Anderlecht si sollevò e lo lasciò rialzare.
«Non provare a scappare di nuovo» lo ammonì. «Come hai visto, non andresti lontano.»
«Chi diavolo siete?» chiese l’altro togliendosi dell’erba dai pantaloni.
«Lo abbiamo chiesto prima noi» risposi.
«Posso avere la mia macchina fotografica?»
«Sì, se dici chi sei e che cosa ci fai qua.»
«Sono un fotografo, ok?»
Io e Andy ci scambiammo un’occhiata.
«Un fotografo?» chiese lui per essere sicuro di aver capito bene.
«Sì.»
«Quindi sai chi abita in questa villa?»
«Tutti sanno chi abita in questa villa.»
Un cane si mise ad abbaiare.
«Meglio andarcene da qui» disse Anderlecht.
Mi misi la borsa sulla spalla.
«Torniamo in albergo.»
***
Anderlecht aprì la porta della stanza, spinse il tizio dentro e lo lanciò verso il letto. L’altro provò a protestare per i modi del mio amico, ma venne ignorato. Appoggiai la borsa su un tavolino e avvicinai una sedia al letto.
«Non vogliamo farti del male» esordii.
«Lui lo sa?» chiese il tizio indicando Anderlecht.
«Come ti chiami?» gli chiesi.
«Luca.»
«Piacere, Luca. Io mi chiamo Alberto. Il mio amico si chiama Anderlecht.»
«Come la squadra?»
«Sì.»
«Che razza di nome è?»
Andy fece un passo in avanti con fare minaccioso. Alzai una mano per bloccarlo.
«È una storia lunga» spiegai senza voltarmi.
«Che cosa volete da me?» chiese Luca.
«Cosa ci facevi alla villa?»
«Potrei farvi la stessa domanda.»
«L’ho fatta prima io e tu non hai un amico molto grosso e irascibile con te.»
Il tizio guardò Andy preoccupato e deglutì.
«Davvero non sapete a chi appartiene quel posto?»
«No, illuminaci.»
«Mai sentito parlare di Sergio Lamanna?»
«Chi?»
«Quel Sergio Lamanna?» domandò Anderlecht.
«Sai chi è?» gli chiesi.
«Uno che ha fatto una vagonata di soldi con un’app di pagamenti online.»
«Non uso quella roba.»
«È uno dei milionari più giovani d’Italia» aggiunse Luca. «Anche sui social è famosissimo.»
«Non uso neanche quella roba» risposi.
«Hai un problema con le nuove tecnologie» disse Anderlecht.
«Sì e me ne vanto.»
«Perché stavi scattando delle foto a casa sua?» chiese il mio amico scegliendo di cambiare discorso.
«Perché si sta per candidare alle prossime elezioni» rispose Luca dopo un secondo di pausa.
«Davvero?»
«Sì, non è ancora una notizia di dominio pubblico. L’opposizione si è resa conto che prenderà un’altra batosta se non presenterà un volto nuovo e hanno scelto lui.»
«Giovane, realizzato e famoso. Ha senso.»
«Esatto. Proprio per questo motivo, qualcuno vuole rovinargli l’immagine.»
Anderlecht sorrise e incrociò le braccia sul petto.
«Tu non lavori per chi lo vuole candidare, giusto?» chiese.
L’altro scosse la testa.
Mi alzai dalla sedia e mi grattai la fronte.

«Ok, quindi eri lì per scoprire qualcosa di losco su questo Lamanna?» chiesi.
«Sì» rispose Luca.
«Trovato nulla?»
Il fotografo sospirò a fondo e si leccò le labbra.
«Nulla di rilevante.»
«Che intendi?»
«Non ho trovato nulla su Lamanna.»
Guardai Anderlecht. Lui alzò gli occhi al cielo.
«Ok, va bene» sussurrò.
Allungò un braccio, afferrò Luca per il colletto della giacca e lo lanciò dalla parte opposta della stanza. L’altro rimbalzò sul muro e scivolò sul pavimento imprecando per il dolore.
«Che cazzo fai?» provò a lamentarsi con un filo di voce.
«Non provare a farci fessi» risposi.
«Vi ho detto la verità.»
«Ci hai detto parte della verità» lo corresse Anderlecht. «Cosa hai scoperto?»
Luca si alzò tenendosi un gomito.
«Se quello che vi dico diventa di dominio pubblico, non becco un euro» spiegò.
«Non racconteremo niente a nessuno, te lo prometto.»
«Come faccio a fidarmi di voi?»
«Non puoi. Ma se non parli, non potrai neanche lasciare questa stanza con le tue gambe.»
Feci un passo in avanti e allargai le braccia.
«Non vogliamo arrivare a questo» dissi per rassicurarlo. «So che ti stiamo mettendo in una posizione complicata, ma non siamo interessati a Lamanna. Non abbiamo capi o padroni. Stiamo solo cercando di fare un favore a un’amica.»
Luca parve rilassarsi per un secondo, ma Anderlecht, per non lasciare niente al caso, fece scrocchiare le dita delle mani producendo un rumore sinistro che fece scendere una goccia di sudore dalla fronte del fotografo.
«Va bene, va bene» concesse dopo averci riflettuto per qualche secondo. «Non ho trovato nulla su Lamanna, ma ho visto qualcosa che riguarda la sua ragazza.»
«Ragazza?» domandò Anderlecht. «Ha una ragazza? Pensavo fosse ancora single dopo essersi lasciato con quella modella.»
«Come fai a sapere queste cose?» gli chiesi sorpreso.
«Lo seguo su Instagram.»
«Tu hai un profilo Instagram?»
«Tu no?»
«Te l’ho detto, non uso quella roba.»
«Sono sorpreso.»
«Tu sei sorpreso? Ripeto la domanda: tu, col lavoro che fai, hai un profilo Instagram?»
«Mica uso il mio vero nome.»
«Ci mancherebbe altro.»
«Lo uso solo per seguire modelle, cani e altri tifosi dell’Anderlecht.»
«E Sergio Lamanna.»
«Ho iniziato a seguire Sergio Lamanna proprio per l’ex fidanzata, infatti.»
«Pensavo fosse un vecchio cuore bianco-malva, guarda.»
Luca fece una smorfia.
«Volete ancora sapere cosa ho visto?» chiese.
«Sì, scusa» risposi. «Cosa hai visto?»
«La fidanzata di Lamanna ha un altro.»
«Ah, interessante» reagii.
«Sapresti descrivere l’altro?» chiese Anderlecht.
«Sì.»
«Mezza età, capelli rasati, non troppo alto, va in giro con uno smanicato nero?»
«No, non combacia per nulla col tipo che ho visto.»
«Alto, pelato, abbastanza grosso?»
«Nemmeno.»
«Fanculo…» sussurrò il mio amico.
«Non è né Jedan, né il suo amico» dissi capendo cosa stesse pensando.
«No, mi sa di no.»
Tornai a sedermi e mi massaggiai le tempie.
«Hai una foto di questo tizio?» chiesi a Luca.
«Fammi controllare» rispose recuperando la macchina fotografica.
Anderlecht si voltò verso di me e alzò le spalle.
«Ci interessa davvero la faccia di questo tizio?»
«No, ma ormai siamo qui. Cerchiamo di prendere tutte le informazioni che riusciamo a ottenere.»
Luca smanettò per qualche minuto e poi tornò da noi mostrandoci il piccolo schermo della macchina fotografica.
«Non sono riuscito a scattare una foto chiara in cui si vedano la ragazza di Lamanna e il suo amante» iniziò a spiegare. «Se devo essere sincero, non li ho mai visti in atteggiamenti compromettenti, ma si incontrano spesso in posti fuori mano, piccoli alberghi e cose così. Voglio dire, cosa volete che sia?»
Ci mise davanti una foto che ritraeva un uomo che usciva da un edificio. Era giovane e prestante, coi capelli scuri pettinati con una riga laterale e la barba tagliata corta.
«Non so chi sia» commentò Anderlecht.
Continuai a osservare quell’immagine per qualche altro secondo.
«Se ti dico che ho l’impressione di averlo già visto da qualche parte, mi credi?» dissi alla fine.
Il mio amico fece roteare gli occhi e scosse la testa.
«No, perché mi sembra chiaro che tu stia cercando di convincerti di averlo già visto per non dover accettare il fatto che stiamo solo perdendo tempo.»
Avrei voluto rispondere dicendo qualcosa di arguto, ma mi resi conto molto in fretta che quell’osservazione era sensata.

«Forse hai ragione» sussurrai.
«Lo so» replicò lui.
Annuii e diedi un’altra occhiata alla foto. Notai il timestamp nell’angolo in basso a destra.
«Questa è stata scattata tre settimane fa» feci notare.
Luca riprese la macchina fotografica e controllò.
«Ah, sì» rispose. «Ultimamente si sono visti meno.»
«Sai il motivo?»
«No. Sono riuscito a origliare alcune conversazioni tra di loro, ma niente di importante.»
«Peccato…»
«Un attimo» disse bloccandosi di colpo. «No, lasciate stare» aggiunse subito dopo.
«Cosa ti è venuto in mente?» gli domandai.
«No, niente di importante.»
«Vuoi fare un altro volo contro il muro?»
«Il prossimo glielo fai fare tu, però» intervenne Anderlecht.
«Ok, stai calmo» si affrettò a dire Luca. «Un paio di giorni dopo questa foto, ho beccato la fidanzata di Lamanna e il suo amico in un bar. Lui le stava spiegando che sarebbe dovuto andare via per un po’. Mi sembra abbia detto ad Amsterdam. Non sono riuscito a cap…»
«Amsterdam?» lo interruppi quasi urlando.
«Sì, ma come stav…»
«Amsterdam? Amsterdam in Olanda?»
Luca annuì, un po’ impaurito dalla mia reazione scomposta.
Guardai Anderlecht e aprii le braccia. Lui si mise le mani sui fianchi e raddrizzò la schiena.
«Questa è effettivamente un’altra coincidenza bizzarra» disse inclinando la testa.
«Dobbiamo parlare con questo tizio.»
«Non lo so. È strano, ma non è detto che voglia dire qualcosa.»
La risposta non mi piacque e mi rivolsi di nuovo a Luca.
«Sai dove possiamo trovarlo?» gli chiesi.
«No, ma sto seguendo la ragazza di Lamanna costantemente. Prima o poi rispunterà.»
«Ecco, quando succederà, dovrai avvisarci.»
«Sentite, io…»
Gli strappai la macchina fotografica e gliela diedi in testa facendolo cadere per terra.
«Stammi a sentire, tu fai quello che ti diciamo e se provi di nuovo a protestare, il mio amico ti dà il resto.»
Anderlecht si passò una mano in faccia.
«Allora, per prima cosa, non capisco perché debba essere io a fare il lavoro sporco» disse.
«Perché sei più bravo di me.»
«Apprezzo il complimento, ma rimango contrariato.»
«Sì, lo so, potrebbe essere una perdita di tempo.»
«Elisabetta non ne ha molto a disposizione.»
«Lo so.»
«Da uno a dieci, quanto ti fidi della tua sensazione di aver già visto questo tizio?»
«Sette.»
«Solo?»
«E mezzo.»
Anderlecht sbuffò e chiuse gli occhi per qualche secondo.
«Ehi, Luca» disse guardando il fotografo ancora dolorante a terra. «Hai sentito il ragazzo. Appena la fidanzata di Lamanna e il suo amico entrano nel tuo raggio visivo, ci chiami. Intesi?»
L’altro alzò lo sguardo, ci fissò in silenzio, ma alla fine annuì.